Quando lo stolto risale
dritto, veloce e rabbioso
il monte innevato
e sotto le fredde piogge
entra nella grotta della Tigre,
lo fa per uccidere.
Se con forza e arroganza
vincerà’ lo scontro,
ferirà gravemente la fiera
scacciandola in profondità nella grotta
a covare la sua rabbia
e la sua vendetta nell’oscurità.


Quando i freddi venti d’autunno
soffieranno di nuovo,
la bestia scenderà di nuovo
a valle colma di rabbia e
avrà la sua cieca vendetta
sul cacciatore e i suoi cari.
Oppure lo stolto avrà la peggio
e morirà combattendo
una guerra inutile;
perché il Cacciatore e la Belva
sono la stessa cosa…
Uccidere la tigre e’ uccidere se stessi.
Il saggio invece, scala il monte
senza fretta, ne segue i declivi,
sa che l’autunno e’ rigido
e che l’inverno sta arrivando…
Il suo scopo e’ comprendere
non distruggere.
La prima volta entra nella grotta
con rispetto, in silenzio,
solo per scoprire dove la Tigre dimora;
la vede, la saluta e si ritira quieto.
La seconda volta il saggio
conosce la strada,
lui e la belva si conoscono,
lei lo lascia entrare.
Lui si siede, e l’accarezza…
Prende contatto con la Tigre,
non c’è dominio, ma solo
un tocco da cuore a cuore.
La terza volta, la Tigre lo sta aspettando,
il Saggio può calmare la Tigre,
l’alleanza e’ compiuta.
Il vento soffia ora fuori dalla grotta
e, con le prime piogge,
il Saggio scende a valle,
torna a casa cavalcando la Tigre
per poi lasciarla tornare
alla montagna da sola.
Quando sarà necessario,
il Saggio richiamerà in sé la Tigre
perché il Cercatore e la Belva
sono una cosa sola…
Non più cavaliere e cavalcatura…
Il Saggio e’ la Tigre,
ma non ne e’ dominato…
– Racconto Taoista di Yuri Debbi

Cercare la Tigre…