Riprendiamo una discussione molto interessante seppur parecchio controversa…

Nel Film “Il Settimo Figlio” l’apprendista chiede una cosa al Maestro, che gli risponde così:

Questa è una domanda “sbagliata”,
che può avere solo risposte “sbagliate”.

Ho amato subito questa risposta e l’ho subito fatta mia!

Se è vero che “Non esistono domande stupide, ma solo risposte stupide” (altra frase che ripeto spesso) è anche vero che ci sono domande che per quanto potenzialmente legittime e a loro modo corrette, sono però “domande sbagliate”…

Portano fuori strada, sono il campanello d’allarme che allerta il “Maestro” e gli fa capire che si sta uscendo dalla “pratica” ed entrando nel mondo delle congetture e speculazioni mentali…
Oppure si sta andando “fuori da se stessi”, vagando in cerca di rassicurazioni (pratiche o emotive), pillole magiche, superpoteri o si è in cerca della “Verità Assoluta”… O soluzioni precostituite e preconfezionate, valide sempre e per tutti…

Per questo, non per l’argomento, la profondità o la apparente banalità che contengono, sono domande “sbagliate” che, cosa più importante della domanda, possono avere solo “risposte sbagliate” proprio perché conducono ad un piano di discussione “sbagliato”, lontano dalla pratica…
Un luogo effimero e “pericoloso” nel quale si rischia di perdersi dietro ombre ed illusioni…

Spesso, qualsiasi risposta il “Maestro” tenti di dare, seppur elargita con le migliori intenzioni, rischia di diventare, come la domanda che l’ha creata, una “risposta sbagliata”.

Non è quindi questione di denigrare, sminuire o ingannare l’allievo che magari con sforzo e passione ha formulato la domanda, ma di fare in modo che l’allievo cambi “livello” di comprensione, che torni in se stesso, nella sua pratica… Che torni sulla “Via”…
La stessa domanda fatta in tempi diversi, in contesti diversi e significati diversi potrà a volte diventare una “domanda giusta”…

In questi casi ogni “Maestro” trova il suo modo di “rispondere”, può non rispondere invitando a riflettere sulla domanda, può “svicolare” portando altrove l’attenzione dell’allievo, potrà “rispondere” tramite la pratica a due o anche “tagliare corto” in modo brusco per creare un “interruzione” emotiva nell’allevo…
Trovare il modo di agire in questi casi è parte del “fardello” del “Maestro” il cui compito non è risultare simpatico sempre, ma “indicare la porta” in modo che l’allievo la apra, la oltrepassi e trovi la sua strada…

Io posso solo portare la mia esperienza di Allievo…
Nel tempo ho ingenuamente e con tutte le buone intenzioni fatto molte di queste domande a diversi Maestri (altre di sicuro le farò in futuro).
I miei maggiori ringraziamenti vanno a chi è stato in grado di “farmi cadere dal pero”, di “disilludermi”, disincantati e farmi finalmente “vedere”, non la risposta, ma la “Via” che stavo rischiando di perdere chissà per quanto tempo…

Ogni “caduta dal pero” è stata a suo modo dolorosa, difficile, a volte lunga e amara da digerire, ma una volta compresa…
Tutto è cambiato!
Spesso non perchè sia arrivata la risposta, ma perché è cambiato il livello di “comprensione”, il contesto; la ricerca è ripresa sempre da dentro… non da fuori, nella pratica concreta e personale…
E’ cambiato il modo di guardare e di “vedere”…
E le risposte sono arrivate dall’esperienza diretta…
Il “Maestro”, con il quale sempre ci si confronta, le ha solo dovute in qualche maniera confermare o evidenziare…

La responsabilità dell’apertura della porta e del primo passo oltre la soglia è sempre e solo nostra… Questa è una delle poche cose di cui nessun “Maestro” può farsi carico.

Spero di aver in qualche modo chiarito il mio pensiero, ma soprattutto messo qualche “cartello” lungo la “via” che possa agevolare il passo di qualche viandante…

Buona Pratica e buon viaggio a tutti; qualsiasi sia la vostra strada…
Scuola TUI – IL LAGO, Yuri Debbi

 

Domanda “sbagliata”…